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Installare Google Analytics a norma di Cookie Law

Nel capitolo precedente abbiamo creato la cookie policy in modo da adempiere alla normativa vigente e abbiamo visto qualche esempio di Javascript per comprendere meglio il funzionamento dei cookie. Ora vedremo come installare Google Analytics sul nostro sito web.


Google Analytics, come già accennato in precedenza, è uno strumento gratuito che serve per analizzare statistiche dettagliate sui visitatori di un sito web. L’attività di analisi oggigiorno è fondamentale: un sito senza web analytics, è come una barca che naviga di notte, senza cartina e senza bussola. Non puoi comprendere e ottimizzare le performance se prima non raccogli, analizzi e interpreti i dati.

Lo strumento di analisi di Big G è il più diffuso al mondo. Perchè? Un motivo sicuramente è legato all’elevata diffusione dell’azienda di Mountain View nel Web. Ma anche perchè Google Analytics è uno strumento gratuito e molto potente allo stesso tempo. Per installarlo bastano: accesso a Internet, un account Google e poter modificare il codice HTML del tuo sito.

Riassumendo, ecco ciò che andremo a fare:

  1. creare un account gratuito in Analytics;
  2. copiare il codice di monitoraggio fornito da Google su tutte le pagine che vogliamo monitorare;
  3. mascherare gli indirizzi IP dei visitatori (al fine di adempiere correttamente alla Cookie Law).

Sei gasato? ti sarei davvero molto grato se mi regalassi un +1 o un tweet:

Grazie mille!

Come ottenere l’ID di monitoraggio

Innanzitutto cerca “google analytics” su Google e accedi al sito ufficiale.

  

Ora dobbiamo creare un nuovo account cliccando sul pulsante arancione in alto a destra.

  

Probabilmente ti verrà chiesto accedere o riaccedere al tuo account Google. Ti troverai davanti a questa pagina, in cui dovrai cliccare sul pulsante “Registrazione”.

Una volta attivato il tuo nuovo account, ti comparirà un form in cui ti verrà chiesto se vuoi monitorare un sito web o un’app e ulteriori dati. Analytics infatti può essere anche utilizzato per avere statistiche su un’applicazione mobile.

  

  • Nome account: inserisci il nome che verrà visualizzato per l’account.
  • URL del sito web: scrivi l’indirizzo esatto del tuo sito web (compreso il www).
  • Categoria e settore: questo campo serve a Google per capire meglio di che sito si tratta. Possiamo selezionare “Lavoro e istruzione” nel nostro caso.
  • Fuso orario dei rapporti: seleziona “Italia” per visualizzare i dati col fuso orario esatto.
  • Impostazioni di condivisione dati: Google consiglia di spuntare tutte le voci, lasciamole pure così. (In fondo puoi notare che hai la possibilità di registrare fino a 100 account).


Infine, premi sul pulsante “Ottieni l’ID di monitoraggio”. A quel punto ti comparirà un disclaimer per accettare i termini e le condizioni d’uso del servizio. Prenditi il tuo tempo e leggi tutto per bene (lo so, è una noia) e clicca sul pulsante “Accetta”.
Nota: in alcuni schermi la finestra potrebbe comparire troppo in basso e i pulsanti “Accetto” / “Non accetto” potrebbero essere nascosti. Basta trascinare la finestra più in alto. ;)

  

Ora dovresti poter vedere il tuo ID di monitoraggio univoco, attraverso il quale Google Analytics è in grado di identificare il tuo sito.


  

In alto puoi notare un’iconcina a forma di cappellino da laureato   . Se ci clicchi Google ti fornisce molte informazioni in più. Ti consiglio di leggerle con calma.

Ora non ci soffermiamo a spiegare le millemila voci e funzioni di Google Analytics. Per questo servirebbe un altro tutorial a parte. Tant’è che Google mette a disposizione un corso gratuito online per conseguire un certificazione specifica.


Come installare Google Anlaytics nel tuo sito

Arrivati questo punto, non dobbiamo fare altro che copiare lo script di monitoraggio nelle pagine del nostro sito.


Nel mio caso è il seguente:


Assicurati ovviamente di copiare il codice fornito dal tuo account di Analytics col tuo codice di monitoraggio!


Il codice funziona impostando e leggendo alcuni un cookie per seguire l’attività dei visitatori attraverso il tuo sito, e inviando i dati a Google Analytics al fine di ottenere tutta una serie di rapporti e grafici. 


Una volta copiato il codice, dobbiamo tornare su Atom. Apri il file index.html e incolla il codice di monitoraggio subito prima del tag di chiusura </body>.


Per completezza, facciamo la stessa cosa nel file “cookie-policy.html”, anche se si tratta di una pagina secondaria. Vogliamo principalmente monitorare il traffico su index.html (la homepage).

 

Anonimizziamo il codice di Google Analytics

Ci siamo quasi! Per rispettare correttamente quanto scritto sulla cookie policy dobbiamo anonimizzare il codice di Google Analytics (in quanto trattasi certamente di un elemento esterno incorporato nel nostro sito che utilizza cookie), altrimenti Google rileva in chiaro gli indirizzi IP degli utenti. In tal caso rientreremmo in un’altra situazione della Cookie Law e avremmo altri adempimenti da rispettare (tra cui la notifica al Garante, il pagamento dei 150 euro di diritti di segreteria) e sottoporci al rischio di multe salatissime.


Aggiungiamo quindi questa riga al codice di Google Analytics evidenziato nell'immagine precedente:

ga('set', 'anonymizeIp', true);

Così:

Questo passaggio è molto importante per evitare multe! In alcuni casi il codice di Google è leggermente diverso: qui puoi vedere un esempio di snippet alternativo.


Salva i file e caricali come sempre online attraverso FileZilla (sovrascrivi pure se ti viene chiesto).


  

Verifichiamo l’installazione di Google Analytics

Per verificare la corretta installazione di Analytics basta controllare se vengono installati i cookie quando visualizziamo il nostro sito web. Per esempio: se accedo ad www.assuntawebber.it con il browser Chrome e clicco sull’icona nella barra dell’indirizzo, posso vedere quali cookie vengono installati (esattamente come abbiamo fatto nel capitolo precedente del tutorial).

 

Se sono presenti i due cookie _ga e _gat vuol dire che Google Analytics è installato correttamente!


Il codice di monitoriaggio è anonimizzato?

Ma a questo punto ti potresti chiedere: “Ok, ma come faccio a verificare che il codice di Google Anlaytics sia stato effettivamente anonimizzato?”. Domanda arguta.


Non è banale, ma c’è un modo per farlo attraverso gli strumenti per sviluppatori presenti sul browser.


Innanzitutto una prima verifica può essere effettuata visualizzando il codice sorgente della pagina, che non è altro che il codice così come viene inviato prima di essere restituito dal server.
Tenendo sempre come browser di default Google Chrome, per vederlo basta cliccare dal menu su:


Visualizza > Opzioni per sviluppatori > Visualizza sorgente


  

Scorrendo in fondo, se vediamo il codice con la riga di anonimizzazione, è un buon segno.

  

Ma per essere sicuri al 100% dobbiamo effettuare un’altra verifica, che consiste nell’analizzare il traffico. Sempre dal menu di Chrome vai al percorso:

Visualizza > Opzioni per sviluppatori > Console Javascript


  

Ti si aprirà una nuova area con vari tab. In questo caso dobbiamo cliccare sul tab Network, in cui puoi vedere le richieste che avvengono (ma solo dal momento in cui viene attivato il tab). Quindi, effettua un refresh della pagina e vedrai comparire una serie di informazioni:

 

A noi interessa quello strano file chiamato “collect?v=1&...”. Clicca sopra e si aprirà un’ulteriore finestrella con altri tab. Seleziona “Headers” e scorri verso il basso finchè non trovi la voce “aip”. Se aip è uguale a 1, significa che il codice di Google Analytics ha gli IP anonimizzati.


  

Eureka! Abbiamo installato Google Analytics nel nostro sito web per monitorare il traffico degli utenti e siamo certi di essere a norma di legge.

Attenzione, una nota per chi non ha letto e applicato il capitolo precedente: per essere a norma non basta aver anonimizzato il cookie di Google Analytics, devi anche aver dichiarato il suo utilizzo nella Cookie Policy del tuo sito come spiegato nel dettaglio in questo capitolo precedente.

Ora che hai preso dimestichezza con Google e installato i suoi strumenti principali beh... non ti resta che scalarlo! Nel prossimo capitolo scoprirai la SEO (Search Engine Optimization) e le tecniche di posizionamento sui motori di ricerca.


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Scritto da

Duccio Armenise

Founder Corsidia & co-Founder WorldBridge

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