Accedi come Scuola



Guida SEO

Ti sei mai chiesto come sia possibile che alcuni siti siano posizionati prima di altri quando effettui una ricerca su Google? Ebbene, non dipende dal caso.

Ci sono delle tecniche e degli accorgimenti da tenere ben presenti per fare in modo di “scalare” le posizioni nella pagina dei risultati di ricerca. Questo insieme di tecniche e attività prende il nome di SEO. Vediamo di cosa si tratta.

Cos’è la SEO

SEO keywords cloud
  

Con il termine SEO s’intende Search Engine Optimization, ossia “ottimizzazione per i motori di ricerca”. L’obiettivo di questa attività è fare in modo che nella pagina dei risultati di ricerca (la Search Engine Result Page o SERP) per una determinata query (richiesta effettuata al Motore di Ricerca) vi sia almeno un risultato relativo al proprio sito e che tale risultato sia il più in alto possibile. Ovviamente i risultati che occupano le prime posizioni sono quelli che ottengono più click e, quindi, visitatori.


Possiamo definire 3 macro-fasi di una buona attività SEO:

  1. Indicizzazione e SEO on-site;
  2. SEO offsite;
  3. Circolo virtuoso.

Pronto ad approfondirle tutte? Sarà un bel viaggio e un po' di fortuna può essere utile:

Grazie mille, si parte!

Nota bene: quanto di seguito trattato è valido per Google ma anche per gli altri Motori di Ricerca generalisti quali, per esempio, BING, DuckDuckGo etc.

1. Indicizzazione e SEO “On Site”


Indicizzazione

L’indicizzazione è la primissima fase. Consiste nell’agire sul presentation layer (principalmente contenuti, codice HTML e URL) di ciascuna pagina per far capire al Motore di Ricerca di cosa parla la pagina nel modo più accurato possibile in termini di keywords (parole chiave).

L’indicizzazione avviene nel momento in cui il Motore di Ricerca rileva la pagina e il suo contenuto mediante uno spider (ovvero un bot che scansiona tutto il web in continuazione) e salva il tutto nel suo mega archivio.
Alcuni motori di ricerca (e.g. Google) offrono dei servizi per velocizzare il processo di scoperta delle pagine e di indicizzazione da parte dello stesso (un esempio che abbiamo già avuto modo di conoscere è la Google Search Console - ex Google Webmaster Tools).


Quando un sito è indicizzato, può essere trovato attraverso le ricerche (o query) degli utenti. Le keywords compongono le ricerche (o query) effettuate dagli utenti sui Motore di Ricerca, per esempio un utente interessato a questo corso potrebbe cercare su Google:

 

  • webmaster
  • corso webmaster
  • corso webmaster milano
  • corso web design
  • corso di web design base a milano html css
  • corso di html
  • corso di html-css
  • corso di …

e così via.


Ok, ma come facciamo ad ottimizzare il nostro sito per i motori di ricerca con le query esatte che cercano gli utenti? Come facciamo a scoprirle? La soluzione ci viene data da diversi strumenti, sia a pagamento, che gratuiti. Cominciamo ad approfondire i fattori più importanti che influiscono sulla SEO on-page proprio dalla ricerca delle keyword.


Principali fattori che influiscono nella SEO on-page

Keyword Research

La prima fase consiste nell’individuare tutte le query che il nostro target (o nostri target) potrebbero inviare a Google. Gli strumenti gratuiti adatti allo scopo sono:

 

  • Google Keyword Planner di Google Analytics: permette di cercare parole chiave e gruppi di parole chiave e vedere i relativi volumi di ricerca.
     
  • Google Trends: consente di individuare i trend di ricerca di specifiche query.
  • Google Search Console: ved. capitolo precedente.


A pagamento ne esistono tanti altri, per esempio:

 

  • SEOZoom (permette di effettuare alcune ricerche gratuitamente, è uno strumento Italiano incentrato sulle parole chiave italiane)
  • MOZ Open Site Explorer


Dominio di primo livello

Il dominio di primo livello, come abbiamo visto, se si riferisce a un’area geografica può influire pesantemente, in negativo, sul posizionamento nelle altre aree geografiche. In altre parole un dominio .it non aiuta particolarmente a posizionarsi in Italia, ma rende estremamente difficile posizionarsi negli altri paesi.


Dominio di secondo livello

Contribuisce, insieme al dominio di primo livello, a formare il root domain, cioè il dominio principale che può, eventualmente, includere n sottodomini.
Esso rappresenta il brand dell’azienda e deve essere considerato un investimento strategico, a lunghissimo termine. Se contiene delle keyword può aiutare a posizionarsi per tali keyword, tuttavia il nome dell’attività è da preferire in ogni caso.


Eventuale dominio di terzo livello

I domini di terzo livello (e.g. terzolivello.secondolivello.tld)  possono essere utili per sezioni secondarie del sito o per landing page dedicate a servizi/prodotti particolarmente importanti. Tuttavia è spesso più facile posizionare una pagina del tipo secondolivello.tld/parole-chiave piuttosto che parole-chiave.secondolivello.tld.


Ufficialmente Google non fa differenza tra le due possibilità ma in pratica è più facile integrare una sottopagina nella propria struttura link.

 

  • mostra-mi.it/blog
  • blog.mostra-mi.it


Tag Title

E’ il tag che abbiamo già visto in precedenza (<title></title>). Essendo la prima cosa che gli utenti vedono di noi nella SERP incide anche sul CTR (Click Through Rate).


Meta-Tag Description

Essendo la seconda cosa che gli utenti vedono di noi nella SERP incide anch’esso sul CTR.

  

Tag H1, H2, H3 … H6

I titoli sono ovviamente importanti, ti sarà certamente capitato di giudicare i contenuti di un libro a partire dal suo sommario riportante tutti i titoli di tutte le pagine. Per un sito web è lo stesso: una struttura chiara di titoli e sottotitoli è fondamentale non solo per la UX (User Experience), ma anche per i motori di ricerca.


Qualità del contenuto

Un cattivo contenuto per gli utenti non è indifferente ai motore di ricerca, in particolare a Google. Infatti quest’ultimo pare sia il solo a tener conto del cosiddetto “pogo stick effect”. Il pogo stick è quest’affare, l’avrai sicuramente già visto da qualche parte:

 

L’effetto che rileva Google richiama proprio lo stesso movimento che si fa con questo oggetto: saltellare da una parte all’altra. Mi spiego meglio. Se ad esempio cerchi una query e clicchi sul sito 1, ma poco dopo torni indietro ed effettui un’altra ricerca, Google presume che tu non abbia trovato ciò che t’interessava sul sito 1 e che quindi il suo contenuto non sia buono.
Un indicatore di questo effetto a volte è la frequenza di rimbalzo che vedi in Analytics, ma non è detto. Un sito di una pagina potrebbe avere alta frequenza di rimbalzo, ma essere comunque utile per gli utenti.
Purtroppo per il momento non esiste un modo esatto di misurare il pogo-stick effect.


User Experience

Qualche anno fa in ambiente SEO valeva la massima

Content is King
(Il contenuto è Re)

Che stava a sottolineare come la cosa più importante per posizionarsi fosse scrivere contenuto di qualità. 

Con l’aumentare dell’offerta di contenuti di qualità è parso evidente come fosse altrettanto importante costruirsi un canale di distribuzione per tali contenuti (social, newsletter, siti collegati, di cui parleremo più avanti trattandosi di fattori off-site) e la massima è stata aggiornata in:

Content is King, and Distribution is Queen
(Il contentuto è Re, la distribuzione è Regina)

Oggi sempre più esperti SEO sono convinti che l’Esperienza Utente (o UX, User Experience) sia altrettanto importante. Questo sia perché gli utenti sono sempre più esigenti e si aspettano servizi sempre più completi e comodi da usare (addirittura si parla talvolta di servizi ergonomici, cioè studiati per adattarsi all’utente e anticiparne le esigenze) sia perché Google (e probabilmente anche gli altri Motore di Ricerca) è diventato sempre più bravo a valutare la soddisfazione dell’utente.

Pertanto oggi proporrei di ragionare in termini di “triumvirato”:

Content   <=>   UX   <=>   Distribution

L’esperienza utente è definibile come l’insieme delle sensazioni che prova l’utente nel fruire del servizio (la nostra pagina o il nostro sito web). Essa è influenzata da:

  1.  Chiarezza
  2. Semplicità d’Utilizzo 
  3. Velocità ed Efficienza del sistema (basso numero di click per raggiungere obiettivo)
  4. Attribuzione di valore (aspetto grafico, cura dei particolari)
  5. Affezione al marchio
  6. Soddisfacimento dell’intento
  7. Supporto


La Qualità del Contenuto e la User Experience contribuiscono a:

 

  • Aumentare il tempo di permanenza sulle pagine del sito 
  • Aumentare la profondità della visita (altre pagine visitate dopo la prima)
  • Aumentare la possibilità che l’utente ritorni per visite successive
  • Ridurre il pogo-stick effect 


Che sono tutti segnali rilevati e valutati da Google.


Struttura dei link interni

Ogni pagina web è vista dai motori di ricerca come un serbatoio di “autorevolezza”. Tale autorevolezza può essere passata ad altre pagine tramite i link. Il fluido immaginario che rappresenta l’autorevolezza viene spesso chiamato “link juice”.

  

Link esterni

S’intendono le pagine che linki tu dal tuo sito. Se linki siti autorevoli, hai comunque un effetto positivo di ritorno. Ad esempio Wikipedia ha avuto un successo strepitoso (anche) perché si è sparsa la voce che linkandola si otteneva un migliore posizionamento per il proprio sito.
Oggi i motori di ricerca stanno comunque facendo un grosso sforzo in termini di semantica. Per determinati temi, infatti, ci possono essere siti più autorevoli di Wikipedia. L’obiettivo, quindi, è di attribuire l’autorevolezza non in modo generico, ma sulla base di argomenti circoscritti. Complesso vero? Non a caso Google ha sviluppato una sorta di intelligenza artificiale chiamata “Google Brain” che auto-apprende dal web.


URL delle pagine

Nelle guideline di Google è espressamente consigliata una struttura per categorie di questo tipo:

 

  • secondolivello.tld/titolo-pagina
  • secondolivello.tld/categoria/titolo-pagina


Da evitare assolutamente url illeggibili del tipo: “p=?234235”, perché non aiutano né il motore di ricerca, né l’utente a capire subito di che contenuto si tratta.


Può capitare a volte di dover modificare le URL, ma bisogna poi fare attenzione a impostare i Redirect 301 (moved permanently) in modo che puntino alle nuove URL. Inoltre, è bene fare in modo che gli Errori 404 (risorsa non trovata) siano il minor numero possibile.


CTR

Il Click-Through-Rate è rapporto tra le impressioni e i click di un proprio risultato in una determinata SERP. In particolare si calcola come numero di click / numero di impressioni.
A ciascuna posizione di Google è associato un CTR medio:

 

Si noti come guadagnare una posizione passando, per esempio, dalla 4 alla 3 permette di quasi RADDOPPIARE le visite al proprio sito per una determinata query!


Google rileva la differenza fra il tuo CTR effettivo e quello medio. 
Una differenza positiva corrisponde a un CTR più alto della media per il determinato posizionamento (e.g. CTR effettivo del 7% per il quarto posto) è un indice dell’alta rilevanza del risultato e può essere premiato con un avanzamento di posizione.
Una differenza negativa corrisponde a un CTR più basso della media per il determinato posizionamento (e.g. CTR effettivo del 4% per il terzo posto) è un indice della bassa rilevanza del risultato e può essere penalizzato con una perdita di posizione.


Fattori che influiscono sul CTR

È possibile migliorare il CTR agendo su come si presenta il risultato di ricerca nella SERP di Google. In particolare è possibile ottimizzare:

 

  1. Il testo del tag title
  2. Il testo nel tag meta description
  3. Eventuali dati strutturati (per esempio recensioni presenti nella pagina che danno origine alle “stelline” nel risultato di ricerca)


robots.txt

E’ un file che solitamente viene posizionato nella root del sito, in cui è possibile specificare quali file, pagine o percorsi non devono essere indicizzate dal motore di ricerca.  Ad esempio può essere utile inibire l’indicizzazione dei file legali come la privacy policy e la cookie policy.
Per maggiori informazioni visita robotstxt.org


sitemap.xml

Documento che dichiara ai motori di ricerca varie informazioni sul tuo sito: dalle URL, alla priorità di ogni elemento (da 0 a 1), alla data di ultima modifica, alla frequenza di aggiornamento.


Gestione dei contenuti duplicati

Il testo duplicato è generalmente gestito da Google come se fosse un unico testo, di conseguenza se è presente su più pagine solo una comparirà nei risultati di ricerca. Per gestire al meglio i contenuti duplicati si può fare riferimento a


   1. Linee Guida di Google sulla gestione dei duplicati 
   2. Articolo di MOZ sulla gestione dei contenuti duplicati


Nota bene: occorre prestare attenzione a impostare il redirect delle versioni con e senza www del sito, altrimenti tutto il sito diventa un contenuto duplicato! In altre parole il sito "esempio.com" deve essere raggiungibile solo da "http://esempio.com" oppure da "http://www.esempio.com", non deve essere possibile vedere lo stesso sito su entrambi gli indirizzi!


Velocità

Gli utenti odiano aspettare, di conseguenza i siti di qualità sono veloci.
Google mette a disposizione gli strumenti PageSpeed e TestMySite per valutare e ottimizzare la velocità delle pagine web, in particolar modo sui cellulari. 
 

Nomi delle Immagini (e degli altri File)

Uno degli aspetti SEO più trascurati in assoluto riguarda il nome dei file inseriti nelle pagine web.

Google, così come gli altri motori di ricerca, non riconosce facilmente il contenuto delle immagini. Proprio per questo motivo è importante attribuire alle immagini e ai file dei nomi che contengano le giuste parole chiave.

Ad esempio non avrà molto senso nominare un’immagine:
img-001234.jpg

Ma sarà meglio rinominarla:
aula-corso-inglese-studenti-felici.jpg


Attributo "alt" nel tag img

Per lo stesso motivo descritto sopra, il tag img è sempre accompagnato dall’attributo alt (testo alternativo):


<img src=”orologio.jpg” alt=”Un bell’orologio con cinturino nero” />


Questo per permettere al Motore di Ricerca di capire di cosa tratta l’immagine e agli utenti ipovedenti di avere un aiuto nella navigazione.


HTTPS

Google dà sempre maggiore importanza al protocollo di navigazione sicura HTTPS, rispetto a quello HTTP. Cosa cambia tra i due? Nel protocollo HTTP i dati viaggiano in chiaro (es. password, username…) e possono quindi essere intercettati da qualche hacker malintenzionato. Mentre col protocollo HTTPS i dati vengono crittografati e viaggiano quindi in modo più sicuro.
Se vuoi approfondire l’argomento, esiste un progetto per incentivare il passaggio ad HTTPS:
https://letsencrypt.org/


Presenza di "NAP" 

Un criterio che prende in considerazione Google per attribuire l’autorevolezza di un sito è valutare la sua attendibilità. Per questo motivo viene data molta importanza ai dati NAP, acronimo che sta per “Name, Address, Phone number”. La presenza di questi dati sul tuo sito è importante perchè Google riconosce che “ci stai mettendo la faccia” e che quindi sei una persona/azienda reale e non uno spammer.

Inoltre, se altri siti riportano i tuoi dati NAP, essi vengono considerati quasi come un link perchè il Motore di Ricerca sa esattamente che sono riconducibili a te.


Presenza di altre informazioni che trasmettono fiducia

Compreresti mai da un sito in cui non sono disponibili le informazioni legali e una pagina “chi siamo” esauriente? Nemmeno io. Google lo sa bene e, infatti, tiene in considerazione anche questo fattore. Ad esempio se nel footer sono presenti la partita IVA, i link alla privacy e cookie policy etc…


Dati Whois

Whois è un protocollo che consente di visualizzare diversi dati collegati ad un determinato dominio e, su Mac, è accessibile direttamente da terminale, basta scrivere il comando “whois nomedominio”. Ad esempio:

  

Come puoi osservare, è visibile anche la data di creazione del dominio, che è un’altra variabile che Google considera per attribuire l’autorevolezza. Un sito più “anziano”, a parità di altri fattori, è tendenzialmente più autorevole di uno giovane.


Su Windows puoi scaricare un programma simile oppure consultare un servizio online come, ad esempio, il servizio Whois dell'Ente ufficiale ICANN.


Puoi anche oscurare questi dati al pubblico, ma tieni presente che Google utilizza tutte le informazioni che può trovare per attribuire una valutazione più accurata possibile di ogni sito. 


Dati strutturati

Li avevamo già accennati nel capitolo su Search Console, ricordi? Sono dati che aiutano il motore di ricerca a capire meglio di cosa tratta un contenuto. Lo sforzo è quello di andare nella direzione di un web sempre più semantico, in cui un <div> non sia solo un separatore, ma esprima maggiori informazioni sul contenuto al suo interno (un’azione, un articolo, una mappa…). Questo perché Internet è sempre più un “Internet of Things”, in cui la relazione con gli oggetti è sempre più marcata.
Su schema.org puoi trovare tutti i tipi di dati e il loro vocabolario.


Attributo title

Da non confondere col tag title, l'attributo title è un attributo che può essere inserito in pressoché tutti i tag, ad esempio:

 

<a href=“...” title=”testo a piacere”> anchor text </a>


  
Puoi osservare l’effetto di questo attributo quando passi con il mouse sopra al contenuto del tag (un link nel nostro caso) e vedi esattamente il testo del title. Può essere utile in alcuni casi per aggiungere dei suggerimenti. In ogni caso è ben visto da Google, in quanto stai fornendo maggiori informazioni agli utenti.


Curiosità: il testo all’interno dell’attributo <a>, ossia il testo cliccabile di un link, si chiama “anchor text”. Questo nome deriva da un vecchio retaggio del web, quando i link erano appunto identificati da una piccola ancora come questa.


Mobile friendliness

Come ben sai, la navigazione su Internet avviene sempre più da dispositivi mobili. Infatti Google dà sempre più importanza al fatto che un sito sia responsive o quantomeno mobile-ready

A tal fine Google ha messo a disposizione uno strumento gratuito per testare il grado di mobile-friendliness del tuo sito: Google Mobile-Friendly Test
 
Esiste inoltre un recente progetto open source di Google chiamato AMP, che ha l’obiettivo di velocizzare la navigazione da mobile. In particolare si focalizza sull’apertura rapida delle pagine web, come ad esempio quelle relative ad articoli, notizie ecc.


La guida SEO di Google

Google ha tutto l’interesse a spiegarti come far bene il tuo lavoro in modo tale che lui possa scovare più facilmente i contenuti di qualità che i suoi utenti cercano. Qui puoi trovare la guida SEO di Google in pdf.


Esistono inoltre delle figure professionali di Google che si chiamano Quality Rater, essi si occupano di valutare manualmente le pagine Web. In altre parole, aiutano l’intelligenza artificiale di Google fornendo dati provenienti dalla loro “intelligenza naturale”. Per maggiori informazioni su Quality Rater ti invito a leggere questo ottimo articolo di Francesco Margherita.

Che te ne pare? Tutto chiaro sulla SEO “On Site”? Se ti sta piacendo questo argomento e hai imparato qualcosa di nuovo, puoi lasciarmi un piccolo apprezzamento con uno dei pulsanti qui sotto. A te costa solo un attimo ma per me vuol dire tutto! ;)

Grazie mille! :)

2. SEO “Off Site”

Una volta ottenuta l’indicizzazione delle proprie pagine esse cominciano a comparire nelle SERP. Tuttavia inizialmente occupano una posizione bassa. La fase successiva è quindi quella di Posizionamento, il cui obiettivo è quello di raggiungere le posizioni più alte.

Un miglior posizionamento per una determinata parola chiave può essere raggiunto agendo: 

  1. sui contenuti del proprio sito 
  2. sulla SEO on page 
  3. sulla SEO off page


La SEO “off page” o “off site” consiste nell’ottenere riferimenti (link, menzioni, recensioni e quant’altro) da altri siti autorevoli, tra cui anche i social network, al fine di guadagnare a tua volta autorevolezza.


I link

I link html (tag “a”) sono ancora quelli più importanti.


Il link HTML dal punto di vista tecnico ha queste caratteristiche:

  1. href, ovvero la destinazione verso cui punta il link (URL);
  2. rel, che può essere follow oppure nofollow. Se un link è nofollow significa che è funzionante, ma che per il motore di ricerca in pratica non esiste. In altre parole è un link che ha solo un impatto sulla UX, ma non sulla SEO. Se non è specificato il rel si assume che il link sia follow.
  3. anchor text, il testo cliccabile del link.


Come abbiamo già visto in precedenza, questa è la struttura di un link base:

<a href=”url”>anchor text</a>


Non tutti i link sono però uguali, contano:

 

  1.  qualità dei link: la qualità di un link si calcola sulla base della qualità della pagina linkante in termini di pagerank, autorità del sito e del dominio, anzianità del sito linkante, tipo di dominio (es: .gov), link follow o nofollow (cioè che passa link juice o meno), tipo di link (testuale, immagine, ..), posizione del link (footer, contenuto, blogroll, …) e sua naturalezza (dev’essere stato il più possibile meritato. Se hai un sito di orologi, ricevere un link da un sito di vestiti o dal blog n.1 al mondo sugli orologi non è la stessa cosa).
  2. quantità dei link: il numero dei link in entrata verso un sito influisce anch’esso sul posizionamento anche se in termini minori rispetto alla qualità dei link;
  3. pertinenza del link: coerenza del link con il sito linkato (rientra nella macroarea della qualità del link) e si calcola semanticamente in base all’anchor text (testo linkato), al title del link e al testo presente intorno al link.


Ok, abbiamo capito che ottenere link è importante ai fini del posizionamento. Ma come si ottengono? Ci sono delle tecniche particolari?

Ebbene sì, l’attività che ha per obiettivo l’ottenimento di link prende il nome di Link Building


Esistono diverse tecniche per ottenere un link il più possibile naturale:

 

  • Guest Post. Consiste nel cercare altri siti/blog che vogliano pubblicare nostri contenuti in cambio di backlink.
  • Link Baiting. Si basa su contenuto gratuito e facilmente condivisibile. L’obiettivo è creare un contenuto così interessante da essere condiviso dagli utenti in modo naturale.
  • Outreach. Si contattano siti rilevanti (ma non competitor) chiedendo loro di linkare le nostre risorse più rilevanti.
  • Commenti e partecipazione nei forum tematici (in parte nota anche come "Comment Marketing"). 
  • Directory e siti aggregatori di qualità (un ottimo esempio era DMOZ, probabilmente la directory generalista più autorevole che ci sia mai stata)
  • Riparazione link rotti. Se trovi dei link rotti in un sito puoi sfruttare la segnalazione al gestore del sito per proporre alcuni tuoi contenuti e ottenere dei link.
  • Video. Se carichi un video su YouTube, ad esempio, puoi sfruttare i commenti per inserire dei link ai tuoi contenuti.
  • Pagine Sociali e.s. Google My Business. Idem, come sopra.
  • etc. etc. ma, non bisogna mai comprarli (o, perlomeno, non in modo palese!)


In sintesi: bisogna trovare il modo di far parlare di sé, anche in linguaggio HTML!


Anche le condivisioni sui Social sono importanti (son sempre link!)


Altri tipi di collegamenti o menzioni

 

  • Parametri Social (Facebook, Twitter, Disqus, Pinterest, Delicious etc.)
  • Menzioni NAP [local]
  • Recensioni ospitati su piattaforme di terze parti (es. Yelp e Google My Business, Trustpilot, feedaty, etc.)
  • Presenza su Aggregatori (Motori di Ricerca tematici, es TripAdvisor per i Ristoranti)


3. Circolo virtuoso

Una volta ottenuta una buona indicizzazione e un buon posizionamento è finalmente tempo di… ricominciare daccapo! Sulla base delle informazioni ottenute grazie al posizionamento attuale e, di conseguenza, ai visitatori ottenuti, è possibile ipotizzare, sperimentare e intraprendere ogni genere di azione migliorativa.
All’inizio sarà molto difficile ottenere un buon posizionamento, ma col tempo si innescherà un effetto volano per cui i contenuti che pubblicherai partiranno da posizioni più alte nella SERP.


Il Content Marketing

Il contenuto ideale è:

 

  1. Di valore, altamente utile/informativo per il visitatore 
  2. In linea col target (risponde ai dubbi, domande, aspettative ed esigenze dei clienti/committenti)
  3. Facile da produrre. L’ideale è che nasca dai processi aziendali e lavorativi di tutti i giorni
  4. Facile da condividere
  5. Il più possibile Virale!
    Ovvero qualcosa che le persone vogliano davvero condividere (via social e/o link). Tipicamente il contenuto virale è:
    1. altamente emozionale/sorprendente o davvero utile
    2. estremamente immediato/conciso/breve
    3. non brandizzato o marginalmente brandizzato (se presente, il brand è parte di una storia più ampia).

Esempi di contenuto virale emozionale sono i video di youtube da pochi secondi a un massimo di 3 minuti che abbiamo visto in milioni e milioni… Esempio: https://www.youtube.com/watch?v=FzRH3iTQPrk 


Esempi di contenuto virale utile sono invece:

 

  • risorse online (es wikipedia, youtube-mp3.org e wordreference.com)
  • infografiche
  • articoli e/o video informativi davvero ben fatti (es. TED.com)
  • contenuti che toccano un tema “HOT” in modo sorprendente e innovativo


Un paio di utili infografiche (virali) sulla SEO

  

Un’utile risorsa sulla SEO distinta per On-Page e Off-Page. Le parti in rosso sono da evitare, come ad esempio nascondere alcuni contenuti della pagina. La versione originale in grande è disponibile qui.

  

Una rappresentazione schematica ad albero di tutte le attività di Internet Marketing. La versione originale in grande è disponibile qui

Altre Risorse SEO Utili

 

Nome Descrizione

Fatti di SEO

Gruppo FB italiano sulla SEO

Guida SEO di Google

Le linee guida ufficiali di Google 

Guida per i Quality Rater di Google

Guida data da Google ai loro dipendenti che devono occuparsi di aggiustare il ranking dei siti web.

Google Search Console

Accesso ai dati di Google sul proprio sito, contiene anche lo strumento PageSpeed e tanti altri!

Google Analytics

Analisi del traffico del sito

Google Adwords Keyword Planner

Strumento per la Keyword Research

Google Trends

Andamento delle query più cercate

Google Alerts

Avviso quando Google trova un nuovo risultato per una query (utile per scoprire chi parla di noi)

Google My Business

Per comparire su Google Maps

Google Webmasters

Risorse e corsi gratuiti per Webmaster

Google Webmasters Blog

News sulla SEO

TestMySite with Google Tool di test e ottimizzazione velocità sito

SEOZoom

Nuovo strumento SEO italiano

MOZ.com

News e strumenti sulla SEO, la newsletter è molto utile, ogni venerdì c’è un mini-video

Guida SEO di MOZ

 Guida sulla SEO non ufficiale

Libro “SEO 2017” di Adam Clarke

Uno dei migliori libri sulla SEO in circolazione (in inglese) 

Content Marketing Italia

Gruppo FB sul content marketing

BlogAziendali.com

Sito dedicato al Content Marketing

Alexa.com

Classifica dei siti in ordine di visite

 

PS: non dimenticare mai che oltre a Google esistono altri Motore di Ricerca, in particolare BING e i vari aggregatori di contenuti specifici come per esempio Tripadvisor per i ristoranti, Yelp per le recensioni, Emagister per i corsi e… sempre per i corsi, la nostra Corsidia!

...continua...

Che ne dici?

Scritto da

Duccio Armenise

Founder Corsidia & co-Founder WorldBridge

Aiuto solo i migliori Maestri a trovare i loro prossimi Studenti. Come? Così! :)

Per

Corsidia

I tuoi prossimi Studenti ti stanno già cercando, tu ci sei?