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Guida al neuromarketing: cos'è, dove studiarlo ed esempi pratici

Neuromarketing: cos'è, dove studiarlo ed esempi pratici

Parlare di neuromarketing equivale a parlare di quelle che sono le applicazioni delle pratiche neuroscientifiche al marketing. Un discorso affascinante e allo stesso complesso, che vale la pena approfondire, magari anche attraverso un corso di neuromarketing completo ed approfondito.

Questa nuova disciplina ha, per somme linee, il compito di analizzare i processi inconsapevoli nella mente del consumatore così da capire cosa influisce sulle sue decisioni e sui suoi acquisti.

Un aspetto decisamente importante quando si ha un brand e si desidera coinvolgere e attrarre il pubblico, spingendolo ad acquistare ciò che si vende e si propone. 

Che cos’è il neuromarketing? Definizione e origini

Il termine neuromarketing ha fatto la sua apparizione da meno di 20 anni, ma da quel momento se ne parla sempre più spesso. Del resto si tratta di una disciplina che lega in maniera trasversale marketing e neuroscienza.

Il fine ultimo, come detto, è quello di analizzare la mente del consumatore, andando alla radice di quelle che sono le motivazioni che lo portano a compiere un’azione importante come quella dell’acquisto. 

Volendo ripercorrere un po’ di storia, dobbiamo fare un salto indietro nel 2002 quando Ale Smidts utilizzò per la prima volta il termine per parlare di strategie di marketing efficaci

Il suo obiettivo era quello di creare strategie di marketing proficue e vantaggiose, così da integrarle negli studi dei mercati al fine di migliorare le vendite. 

Alla base di tutto si deve pensare che non sempre si dice ciò che si pensa poiché il tutto è influenzato da una serie di pregiudizi, paure, giudizi e così via. Spesso si ha paura e questo influisce anche sulla percezione che un individuo ha di un bene o di un servizio. 

Per questo motivo è importante analizzare talune cose applicando i principi delle neuroscienze, così da riuscire a migliorare la propria strategia di marketing per aumentare i profitti. Si tratta di due cose che vanno sempre a braccetto e che sono importantissime.

Il Neuromarketing e i processi decisionali: come funziona

Alla luce di quanto detto è interessante capire la relazione tra neuromarketing e processi decisionali

Riportando quanto detto anche da Gerald Zaltman, le decisioni di acquisto sono influenzate dall’irrazionale. 

Grazie a TV e adesso anche grazie ai social ogni giorno siamo bombardati da messaggi pubblicitari che, anche inconsciamente, ci colpiscono e ci spingono a interessarci a un prodotto o a un servizio. 

Tra video, spot televisivi, pubblicità social, cartelli pubblicitari la nostra mente viene costantemente colpita da messaggi che ci invitano all’acquisto. Si tratta di input che potrebbero convincerci se ben strutturati e indirizzati. 

Ed è per questo che il neuromarketing può essere il punto di svolta di tutto quello che è connesso ai processi di vendita di beni e servizi. Studiare il comportamento, capire quelli che potrebbero essere i trigger point, individuare il giusto tone of voice per colpire l’attenzione o anche l’inconscio è basilare per poter vendere. 

Neuromarketing e marketing tradizionale: quali sono i vantaggi?

Il marketing tradizionale è superato? Probabilmente è questa la domanda a cui vale la pena di rispondere in maniera approfondita. 

Quando si parla di vendite e di fatturato, parlare di marketing è scontato. Tuttavia c’è una scuola più tradizionalista che punta a vendere con delle tecniche che sono abbastanza diverse rispetto a quelle del neuromarketing.

Il marketing tradizionale è economia pura, mentre il neuromarketing ha una sfumatura diversa che va a indagare l’aspetto psicologico dell’acquisto.

Unire le due visioni può essere vincente. Tra i vantaggi del neuromarketing c’è la possibilità di andare oltre l’analisi dei mercati intesa nel senso tradizionale. Questo significa che si avrà una marcia in più perché si prenderanno in considerazione le emozioni e il subconscio.

In questo modo sarà possibile capire le scelte dei consumatori, ciò che li attira e li spinge ad acquistare. Si potranno così impostare degli stimoli per cercare di ottenere delle risposte da tradurre in vendite. 

Per farlo sarà necessario, come detto, indagare i bisogni e le aspettative dei consumatori così da far capire di essere in possesso di ciò che cercano.

Grazie al neuromarketing si studia il consumatore in tutte le sue sfaccettature, dai bisogni alla psicologia, e si può agire di conseguenza.

Neuromarketing e aziende: cosa sta cambiando e nuove tendenze

Il neuromarketing per aziende è, quindi, la chiave che potrebbe aprire il portone del successo. 

Ed è proprio per questo motivo che le aziende lo utilizzano sempre più spesso. Utilizzare un approccio aziendale che punti a implementare anche questo aspetto risulta oggi importantissimo.  

Oggi come oggi è importante centrare l’obiettivo di vendita evitando di spendere budget senza ottenere risultati. Si tratta di una necessità che il neuromarketing riesce a fare propria, individuando delle soluzioni che sono allo stesso tempo valide e realizzate su quella che è la necessità di ogni singola azienda. 

Attorno a tutto ciò c’è un interesse sempre maggiore, tanto che sia i manager che i marketer si stanno avvicinando allo studio di questa nuova disciplina che unisce economia, neurologia e psicologia. 

Tante le aziende che fortificano la loro posizione e acquisiscono clienti sfruttando quelle che sono le principali tecniche di neuromarketing che, quindi, vale la pena scoprire.

Strategie e tecniche di neuromarketing

Quali sono gli ambiti in cui le aziende utilizzano il neuromarketing? Rispondere a questa domanda è molto utile perché aiuta anche a comprendere più da vicino le tecniche di neuromarketing e quelle che sono le applicazioni pratiche.

Partiamo dal branding neuromarketing. Sì, perché l’obiettivo principale delle aziende che decidono di sfruttare il neuromarketing è quello di fare branding migliorando la propria immagine dinanzi agli occhi dei consumatori. 

Il neurobranding è un’attività ormai diventata fondamentale per le aziende che vogliono puntare tutto sulla brand identity. Costruirsi un’immagine forte e immediatamente riconducibile a una specifica azienda dovrebbe essere un obiettivo da raggiungere nel minor tempo possibile.

Ma per farlo è importante sfruttare sia la customer experience, così da conoscere le esigenze dei clienti, che il neuromarketing. Questo permette di anticipare l’effetto di un oggetto in prossima uscita sui consumatori. 

Capire sin dal principio se qualcosa possa o meno interessare è fondamentale per non dilapidare budget che altrimenti potrebbe essere speso in altro.

Fare delle specifiche ricerche prima di immettere sul mercato qualcosa permette di fare centro. Naturalmente, così come ci si deve impegnare per trovare i prodotti giusti, si deve agire allo stesso modo anche per la strategia di branding dato che questi ultimi devono comunque essere posizionati.  

Ma non solo. Grazie al neuromarketing sarà possibile testare il design e l’imballaggio d un prodotto. Un altro aspetto importantissimo che permette di immettere sul mercato solo prodotti ben concepiti in linea con le esigenze dei consumatori.

In poche parole, il neuromarketing aiuta anche la fase creativa di un prodotto. Oltre ai claim e alle parole, anche forme, colori, materiali sono importantissimi e devono essere scelti con attenzione.

Alla base di tutto, come detto, lo studio delle scelte degli utenti che è la principale strategia di neuromarketing.

Il processo decisionale del cliente deve essere analizzato così da carpirne delle notizie importanti e comportarsi di conseguenza.

Neuromarketing e branding

Il brand è sempre un concetto importante e il neuromarketing aiuta a far conoscere i propri prodotti, i propri servizi, il proprio marchio. Un connubio perfetto, quindi, che si basa su alcune leve

Chi è impegnato nel brand positioning dovrebbe conoscere le tecniche di neuromarketing così da sfruttarle a dovere. In che modo? 

Partiamo dal concetto che per posizionare un brand è necessario lavorare sul cervello limbico. Si tratta di quella parte di cervello che lavora in modo autonomo, colpita da stimoli esterni ed emozioni. 

Si tratta dell’area del cervello che si attiva quando vediamo qualcosa che ci piace e assumiamo un’espressione stupita. Qui, del resto, viene rilasciata la dopamina, che è quel neurotrasmettitore che trasforma le emozioni in azioni. Proprio in questo modo siamo spinti verso quello che ci piace e, quindi, anche contro verso determinati prodotti. 

Tutto questo deve essere preso in considerazione quando si parla di brand positioning ed è necessario conoscere delle tecniche mirate a colpire il cervello limbico. 

Desideri, emozioni, ricordi sono tutti elementi riconducibili alle nostre esperienze con i prodotti che ci piacciono o che non ci piacciono e con i brand. Sarà necessario conoscere le emozioni dei clienti per provare ad attirarli quanto più possibile. Giocare con delle emozioni forti è il segreto per il successo di un brand. 

Tra le leve da sfruttare ci sono l’emulazione, i sensi, la visione e il fondamentale concetto di identità.

Neuromarketing e pubblicità

A questo punto non resta che capire in che modo si coniugano neuromarketing e pubblicità. Si tratta di un aspetto che va approfondito in maniera tale da avere le idee chiare.

In che modo si applica il neuromarketing alla pubblicità? Lo potremmo chiedere, ad esempio, a TIM che per rifarsi il logo ha fatto affidamento su alcuni dei principali principi del neuromarketing per una decisa azione di rebranding.

Sfruttare il neuromarketing per una campagna pubblicitaria può essere molto utile. Per farlo è utile, ad esempio, conoscere una serie di spot che sono stati realizzati per la nicchia di audience di proprio interesse.

Come si è comportato il pubblico e verso quale pubblicità ha dimostrato maggiore attenzione? Avere un’idea di questi punti è fondamentale, così da riuscire a capire come muoversi per attirare l’attenzione del pubblico di proprio interesse.

Studiano le emozioni e le reazioni è possibile fare un ottimo lavoro, creando una pubblicità in grado di colpire nel segno. 

Nel momento in cui si prepara una campagna pubblicitaria si possono comparare diversi copy, diverse immagini e vedere quali potrebbero colpire di più l’attenzione dei clienti. Si dovranno portare avanti delle indagini di mercato, cercando di capire quali soluzioni preferire per spingere l’utente all’acquisto di ciò che si propone. 

Chi ha utilizzato delle tecniche di neuromarketing per le proprie pubblicità ha dichiarato che le conversioni sono aumentate. Del resto questo è proprio l’obiettivo che si vuole perseguire quando si crea una pubblicità per un prodotto. 

Le applicazioni del neuromarketing al mondo digital

Dopo aver parlato del mondo della pubblicità è utile capire in che modo il neuromarketing si interseca con il settore del digital marketing

Ci sono delle tecniche che sono perfette per una strategia digital ed è sufficiente avere una piccola idea di ciò che serve per capire la potenza dell’effetto di questa applicazione del neuromarketing. 

Un valido esempio? Il gioco dei prezzi. L’attenzione sarà attirata da una borsa che costa 99,99 euro più che da una borsa che costa 100 euro. Si tratta di una leva mentale su cui fare affidamento per aumentare le vendite. 

Un’altra idea, utile quando si vendono oggetti ad alto costo, è quella di proporre accanto al bene principale un altro bene gratuito. In questo modo sarà molto più semplice vendere, perché chiunque vorrebbe ottenere due prodotti al prezzo di uno. 

Anche la riprova sociale è una leva preziosa su cui fare affidamento. Chi deve comprare sarà incentivato a farlo se nota che persone note o di cui si fida hanno acquistato il prodotto in precedenza.

Esempi pratici di neuromarketing

In che modo il neuromarketing influenza il posizionamento di un brand? Qualche esempio pratico aiuta. In Italia il caso più noto è quello di TIM. Il gestore ha deciso di sfruttare il neuromarketing per il lancio della nuova immagine del brand.

Un vero e proprio esperimento che ha portato il brand a confezionare la sua visual identity mettendo in atto una serie di test biometrici. Spicca, ad esempio, l’utilizzo dell’eye tracking che ha permesso di valutare in che modo il campione prescelto ha risposto alla nuova identità di TIM. Sono stati utilizzati anche altri biofeedback, così da arrivare all’immagine che ora tutti conosciamo, dal 2016 ad oggi. 

Una vera rivoluzione per tanti aspetti, un segnale di speranza per il futuro per molti altri. 

I vantaggi di studiare neuromarketing con un corso online

Un corso online di neuromarketing è ciò che serve a chi desidera conoscere più da vicino questo mondo che, come detto, profuma già di futuro. 

Il vantaggio di studiare online è quello di poter seguire un corso quando si desidera e dove si desidera, senza troppi vincoli. In questo modo si avrà la possibilità di apprendere tutto ciò che si desidera in materia comodamente dal proprio pc, smartphone o tablet.

Sarà così che si formeranno i professionisti del domani. Ma attenzione a scegliere solo corsi professionalizzanti che siano in grado di dare tutte le nozioni necessarie. Solo in questo modo la formazione si potrà dire effettivamente completa e valida.

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